
Daviddi: «Il dissenso non è disimpegno. La lealtà istituzionale non significa essere sempre allineati»
C’è una cosa che non torna. E credo sia giusto che i cittadini la conoscano.Per due anni il Presidente dell’Unione Tresinaro Secchia, Fabrizio Corti, non ha mai messo formalmente in discussione il mio operato nelle materie che mi erano state delegate.Ha approvato gli atti di programmazione dell’ente e, da ultimo, ha votato a favore dello schema del Documento Unico di Programmazione che contiene anche gli indirizzi relativi a quelle stesse materie.Oggi, all’indomani del mio voto contrario alla sua riconferma alla Presidenza, apprendo dagli organi di informazione che i risultati da me ottenuti sarebbero insufficienti e che, per questa ragione, mi verranno revocate le deleghe.Allora pongo due domande molto semplici.Se queste criticità erano così gravi, perché non sono mai state sollevate prima? E se il mio operato era ritenuto così inadeguato, perché il Presidente ha approvato il Documento Unico di Programmazione che ne recepiva gli indirizzi in relazione alle deleghe a me assegnate?Ma soprattutto: se avessi votato a favore della riconferma di Fabrizio Corti, oggi il giudizio sul mio operato sarebbe lo stesso?Non mi interessano le polemiche personali. Ma la coerenza tra ciò che si dichiara e gli atti che si approvano non è un dettaglio.C’è poi un altro aspetto che i cittadini devono conoscere.Avere una delega nella Giunta dell’Unione non significa poter decidere, finanziare o approvare autonomamente un atto.Chi la riceve può portare problemi e proposte in Giunta, ma per trasformarli in atti servono una decisione collegiale, le risorse necessarie e il coinvolgimento della struttura.Le responsabilità delle decisioni assunte, così come delle risposte che non sono state date, appartengono quindi alla Giunta stessa nel suo insieme. Non possono essere attribuite a una sola persona quando fa comodo.In questi due anni ho avuto un contatto quotidiano con moltissime famiglie. Ho ascoltato le loro difficoltà, portato le criticità nelle sedi dell’Unione e avanzato proposte che, in diverse occasioni, non hanno trovato accoglimento.È accaduto, per esempio, con il sostegno alle famiglie per i centri estivi. Ho portato il tema nella Giunta dell’Unione, ma la risposta è stata negativa.Non mi sono arreso.Insieme alla mia Amministrazione, ho contattato direttamente tutte le famiglie interessate e messo a disposizione risorse del bilancio del Comune di Casalgrande per garantire il sostegno necessario.E questo le famiglie ce lo hanno riconosciuto.Dove la risposta dell’Unione non è arrivata, noi non abbiamo lasciato sole le famiglie. Ci siamo assunti la responsabilità di intervenire.Si possono contestare le mie proposte e giudicare insufficienti i risultati ottenuti. Si può non condividere la mia idea di come dovrebbe funzionare l’Unione.Ciò che non può essere oggetto di dubbio è il mio impegno per il bene delle persone, delle famiglie e delle nostre comunità.Non accetto, quindi, che venga messa in dubbio la mia volontà di impegnarmi per il bene collettivo.Il Presidente è quindi libero di togliermi tutte le deleghe che desidera.Non è questo il problema e non sono certo le deleghe a interessarmi.Dagli organi di informazione apprendo anche che tale decisione è già stata assunta. Prima ancora di essere affrontata nella sua sede primaria: la Giunta dell’Unione.In un’istituzione democratica si discute, ci si confronta e poi si decide insieme. Qui, invece, l’esito viene annunciato pubblicamente senza un confronto preventivo con le persone direttamente interessate.In politica, la forma diventa sostanza.E anche questo modo di procedere conferma le criticità che ho cercato di evidenziare e correggere in questi due anni: decisioni presentate quando erano ormai già definite, poco spazio per un confronto vero e una collegialità che, troppo spesso, è rimasta soltanto formale.Sono tutti aspetti che, nei miei due anni di Vicepresidenza, ho cercato di affrontare criticamente nelle sedi competenti, compiendo scelte né semplici né scontate.Dopo due anni ho espresso un voto contrario perché il cambiamento che avevo cercato e auspicato non c’è stato. È stata una scelta motivata, trasparente e pienamente legittima.Il dissenso non è disimpegno. La critica non è mancanza di responsabilità. E la lealtà istituzionale non significa essere sempre allineati.Se per conservare una delega dovessi rinunciare alla mia libertà di giudizio e al dovere di rappresentare fino in fondo le esigenze della comunità che mi ha eletto, quella delega non avrebbe per me alcun valore.Continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: ascoltare i cittadini, stare accanto alle famiglie, tutelare le persone più fragili e assumermi, insieme alla mia Amministrazione, la responsabilità di dare risposte.Con o senza deleghe.Perché il bene della comunità non si proclama.Si dimostra, ogni giorno, con i fatti.
Giuseppe Daviddi
Sindaco di Casalgrande
